scriveredischiena

Lo spazio è scrittura che emerge dilatata in tristezze inconsuete, a becco aperto nella cautela del nido, c’è tutto quello che serve tra un battito e l’altro, sul seno.

ritagli

In realtà non ho un visione completa
dell’universo ne un’idea concreta
per uscire definitivamente dalle trincee

mi limito a puntellare con cura
la piccola porzione di cielo
che vedo crollare, mi lego i capelli

ce ne fosse bisogno

A nuda duna

è della nudità sul foglio
che ogni poeta trema, guardiano
del ventre quando giunge l’ora
di espellere la vita lasciando al vento
gli interstizi fra granulo e granulo del cuore

il mare è grande e smonta ogni pensiero
frantumandosi – ossa – nelle mani

poi c’è lo sguardo fuori dal nido
trepidando all’altrui lettura

…………….

mi strappa un sorriso il poeta
seduto alla notte per ore a partorire
parole, come bastasse scrivere

per sentito dire a unire le sponde,
come non fosse il fare a pronunciare
la terra

non è meglio il giorno e tutto il vento
che va incontro alle foglie ed il cielo
sino all’inizio del mare?

Elle est moi

Per il progetto JE SUIS TOI curato dalla meravigliosa Nina Maroccolo​

ANNAMARIA GIANNINI
Elle est moi
Je n’ai jamais vu les mains de ma mère
Jointes si ce n’est sur le front d’un enfant
ou lors des petites guerres contre la poussière
dans un verre de lait. Son ciel
est bas aux gonds des portes ouvertes
dans l’eau claire tandis qu’elle décide
si la nourriture sur la table sera suffisante
Sa religion à elle ce sont des heures vécues
sans aucun lyrisme, qu’il faut pêcher dans les cercles
qui amènent au soir, qu’il faut écrire
sur des portes de paix sans traces
de rouille.
*
Elle est moi
non ho mai visto le mani di mia madre
in preghiera se non sulla fronte di un figlio
o nelle piccole guerre contro la polvere
in un bicchiere di latte. il suo cielo
è basso ai cardini nelle porte aperte
nell’acqua chiara mentre decide
se il cibo sulla tavola è sufficiente
è una religione di ore spese la sua
senza lirismo, da pescare nei cerchi
che portano a sera, da scrivere
su porte di pace senza tracce
di ruggine
[Trad. FaustaGenzianaLePiane]

E vivere ere vive

ho una veste bianca
dove i vostri respiri
hanno lasciato farfalle

ho una pioggia di semi
pronta da vivere e il verde
assoluto dell’incontro

c’è fango e dolore
sui fianchi, tu chiamali creta
e dal nome rivesti ogni muro
parlando di noi, del volo inconsueto
degli occhi quando le cicatrici
faranno sorridere senza dire
più la ferita ma la forza di un fiore
che nasce tra i sassi e dona colore
anche a chi non comprende, sarà
cucinare in pentole grandi poesia
e legna da ardere tra risa di pane
e bambini che corrono in mano
a un futuro di perle infilate una ad una
nella pazienza del nido

e nere sere serene

ci sono sere per parlarsi addosso
e ripartire dal punto fermo dell’affetto
che a volte si nasconde alla memoria

è una mare strano quello dei ricordi
alla calma piatta seguono le onde
uno dopo l’altra tra le mani e tornano
i fiori sulle dita, stringono la gola
corrono la schiena

ecco la comprensione della strada
il male che si posiziona nel tassello mancante
e gli occhi chiari ad infornare il pane
lievitato sotto il canovaccio caldo degli anni

cos’è il tempo paragonato alle stelle
così uguali da essere imbarazzanti
sai amico mio, pirata del mio vascello
non tornerei indietro per quanto indietro
possa essere stato bello, io sono questa

le paure nuove e la forza consolidata
dell’orto sinergico che ad ogni primavera
s’arricchisce e canta nelle ossa poco più fragili

ritagli

non ho paura della pagina bianca
ho paura di quello che sarà
dopo la mia impronta, del nulla
profondo che vi potrei imprimere
invece di un grido di bellezza

una pagina bianca
è una speranza
di poesia

nome femminile plurale

C’è stato un tempo di lenzuoli bianchi
di sangue steso agli occhi del paese
il grido della vergine a schiumare
negli spazi maschi e alla finestra
non c’era danza a scandire l’ora
o parola libera a fare buono il pane
era silenzio, nel ventre gonfio ad
ogni nuova luna, nei roghi accesi
nella fronte bassa, era silenzio
anche in coda al vento che rubava
il pianto e replicava gli occhi
dietro ogni porta chiusa era silenzio
(era silenzio)
ed è silenzio, oggi, nei giorni crudi
che mischiano la rabbia ( rossa)
con l’impotenza ( che non ha colore)
a dire amore col veleno in bocca
e poi morire

ritagli

stringe un poco sul seno
questo vestito a fiori
d’altra parte la vita
chiude spesso la gola
ed io nell’imperfetto
cammino meglio

Plinio Perilli: Per Pinina Podestà – dispersa nella cupa magia di “Winchester House”

Neobar

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WINCHESTER HOUSEhttp://vimeo.com/85378298

Video-art           

Pinina Podestà

http://www.pininapodesta.it/home.html

http://vimeo.com/user5105829 

Musica

Vinz Notaro/Orchestra Esteh

http://www.estehimperat.com/bio    

Egon Viqve alle Chitarre Noise

http://www.myspace.com/egonviqve

Voce / Canto / Testo           

Nina Maroccolo

*

Il racconto è tratto dalla silloge

“MALESTREMO – Sedici viaggi nell’Altrove

 (Nina Maroccolo, Tracce, Pescara 2013)

choral_autobiographies_quadratoBiografia – Pinina Podesta’

Plinio Perilli: Per Pinina Podestà – dispersa nella cupa magia di “Winchester House”

 

    “Svegliandomi una mattina da sogni agitati, mi trovai trasformata, nel mio letto…”. Con la sferragliante, orrida e logica  sequela quasi d’un racconto di Poe, “Winchester House” (e la sua impavida cronista,Nina Maroccolo) ci incalza l’anima, proprio non le dà tregua… Una luce catastrofica, intonerebbe Dino Campana, presiede ad ogni attimo o sequenza del cadenzato, rapinoso cortometraggio. Catartico, certo: ma impennato e capriccioso come i versi del nostro grande poeta, pazzo ed orfico in dirompente equilibrio.

Siamo a “Winchester House”, cioè nella dimora…

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Neobar

"Voce mia tua chissà chiamare questo | Mia tua chissà la voce che chiamare | ventilato è suonar che ne discorre | in che pensar diciamo e siamo detti | vani smarriti soffi rauchi versi | prescritti da un voler che non si sa | disvoluto e alla mano intima incisi | segni qui divertiti disattesi | sensi descritti testi | d'altri che morti fiati | dimentichi 'n mia tua chissà la voce || Noi non ci apparteniamo È il mal de' fiori | Tutto sfiorisce in questo andar ch'è star | inavvenir | Nel sogno che non sai che ti sognare | tutto è passato senza incominciare | 'me in quest'andar ch'è stato“ – Carmelo Bene

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